La Collezione Verzocchi è stata per molti anni ospitata a Palazzo Romagnoli, ma recentemente è stata riallestita presso il Museo Civico San Domenico.
Si tratta della celebre raccolta voluta da Giuseppe Verzocchi dedicata al tema del lavoro nell’arte del Novecento, con opere di artisti come Giorgio de Chirico, Renato Guttuso e Mario Sironi, Vedova e altri nomi noti che hanno trovato un posto fisso qui, nella collezione Verzocchi, il cui filo conduttore è appunto IL LAVORO.
IL PALAZZO CHE PRIMA OSPITAVA LA COLLEZIONE
Palazzo Romagnoli, si trova nella parte più antica della città. Nel 1805, durante il governo francese a Forlì, si stabilì Lorenzo Romagnoli, un prefetto di Napoleone. Dopo di lui il Palazzo comunque rimase sempre in mano alla famiglia e ai rami di questa, ma nel 1965 venne venduto al Comune che lo cedette a sua volta all’Amministrazione Militare dove ci faceva visite per il reclutamento delle leve, quelli che chiamiamo “tre giorni”.

Nel 1995 tornò in mano al Comune di Forlì e iniziò il lungo lavoro di restauro che lo portò alle sembianze attuali. A lavori conclusi, si decise di destinarlo a “museo” dove vennero portate alcune delle collezioni del Novecento di proprietà comunale.
Oggi Palazzo Romagnoli ospita principalmente le Collezioni civiche del Novecento e la nuova sede della Biblioteca Aurelio Saffi.
Degni di notta, gli affreschi e le decorazioni dei soffitti di ciascuna sala attribuiti a Giani. Al primo piano, si attraversano i vari ambienti ognuno con una caratterizzazione stilistica.
LE COLLEZIONI
A Palazzo Romagnoli ora puoi trovare:
- la sezione “La Grande Romagna”
- opere del Novecento romagnolo
- i Morandi della Donazione Righini
- alcune sculture di Adolfo Wildt
- mostre temporanee e il progetto “Un Museo in Biblioteca
Quando Verzocchi, nel 1961, consegnò alla Città di Forlì la sua preziosa collezione, lasciò anche un “corpus” di ben 1123 lettere che includono biglietti, telegrammi, cartoline, insomma tutto quello che ha permesso la nascita e la realizzazione di questa.

Un maestoso scalone accompagnava il visitatore al primo piano. Qui si trovano un insieme di collezioni appartenenti al patrimonio museale del Novecento locale: Wildt, Morandi, La Grande Romagna.
Varcata la soglia del portone di legno, un grande salone viene sfruttato in occasione di manifestazioni, incontri, attività culturali e convegni e ora si trovano appunto gli Archivi.
I MUSEI SAN DOMENICO
Nel cuore di Forlì, il complesso museale di San Domenico è uno di quei luoghi in cui il tempo sembra stratificarsi, sovrapponendo la solennità del passato alla vitalità dell’arte contemporanea. E’ stata casa per 5 anni, quando ci lavoravo e rimane uno dei miei luoghi del cuore.
Nato dall’antico convento domenicano, il museo conserva ancora oggi l’atmosfera raccolta e suggestiva degli spazi monastici originari: chiostri silenziosi, portici eleganti e ambienti ampi che raccontano secoli di storia religiosa e civile della città.
Oggi il San Domenico è uno dei poli espositivi più importanti d’Italia per le grandi mostre temporanee, spesso di respiro internazionale, capaci di richiamare capolavori da musei di tutto il mondo. Le sue esposizioni non sono semplici mostre, ma veri e propri percorsi narrativi che accompagnano il visitatore attraverso epoche, stili e visioni artistiche, creando un dialogo continuo tra passato e presente.
Accanto alle mostre temporanee, il complesso ospita anche le collezioni permanenti dei Musei Civici, che raccontano l’identità del territorio forlivese e romagnolo attraverso dipinti, sculture e testimonianze storiche di grande valore. Il fascino del San Domenico sta proprio in questo equilibrio: da un lato la monumentalità degli spazi restaurati con cura, dall’altro la capacità di accogliere l’arte in tutte le sue forme, rendendola accessibile e coinvolgente.
Visitare il Museo San Domenico significa entrare in un luogo dove la bellezza non è solo esposta, ma vissuta: tra luci soffuse, architetture imponenti e opere che parlano al presente, ogni sala diventa un invito alla scoperta e alla meraviglia.
GIUSEPPE VERZOCCHI
…sono nato povero e ho dovuto interrompere gli studi a diciotto anni per dedicarmi al lavoro. Ho lavorato con tenacia, amore e dedizione ed è per questo che ho invitato alcuni pittori italiani a trattare questo argomento nel loro linguaggio

Verzocchi nasce a Roma nel 1887 da una famiglia di origine forlivese e nel 1907 segue il padre a Genova, affiancandolo in una ditta importatrice di mattoni refrattari dall’Inghilterra.
Nel 1912 fonda la Verzocchi e De Romano con il cognato (da qui la sigla V & D caratteristica) e la sua capacità imprenditoriale si unisce ben presto ad un certo mecenatismo artistico.
Inizia a raccogliere le opere di 18 pittori, che inserisce nel suo catalogo di “promozione”, con lo scopo di raccontare la storia del mattone refrattario attraverso l’arte. Gli elogi degli intellettuali del periodo non tardarono ad arrivare..

Nel 1950 continuò nell’impresa, commissionando a 72 artisti un compito ben preciso: l’interpretazione del lavoro come valore.
Chiese loro di realizzare dei dipinti che ne incarnassero il significato più autentico e si concretizzò così una delle più grandi collezioni del panorama artistico italiano dell’immediato dopo guerra.

Con il suo intento ha dato uno stimolo agli artisti del tempo, “vestendoli” di ispirazione. La sua idea, consentì di alimentare la creatività artistica del suo tempo come campagna pubblicitaria per la propria industria.
Nonostante questo, alcuni artisti da lui chiamati a realizzare il progetto, non parteciparono e quindi non diedero il giusto contributo alla rassegna. Altri due “sbagliarono le misure delle tele”, che dovevano seguire degli standard precisi e quindi vennero esclusi.
Infine, lui stesso chiese ai “contributori” di riportare nelle loro opere un mattone sul quale era incisa la sigla VeD. Questo doveva apparire in secondo piano rispetto al soggetto rappresentato, perché Verzocchi non cercava pubblicità diretta per la sua industria, ma piuttosto voleva sottolineare la sua infinita riconoscenza verso il lavoro che lo ha reso “vivo” fino alla sua morte, avvenuta nel 1970.
Venne sepolto a Forlì, 9 anni dopo la donazione di questa collezione alla città.


IL TEMA
Il tema, o il minimo comune denominatore delle 70 opere, come già detto, è IL LAVORO, espresso in maniera molto personale dai singoli pittori.
Due anche i simboli, quello di destra al tornio che rappresenta il lavoro pesante, marcato anche dal colore rosso fuoco con sfumature e quella di sinistra invece, una donna che sembra danzare davanti al suo telaio, rappresenta la leggerezza intrisa di magia.




Via via che si procede nelle sale, altri nomi altosonanti interpretarono con grande maestria il tema fino ad arrivare ad un De Chirico lontano dallo stile metafisico al quale lo associamo.
Inevitabile non notare, in ciascuna delle 70 opere, il mattoncino distintivo che lega gli artisti nell’intento finale di quella che appunto si chiamerà “Collezione Verzocchi” .

Verzocchi ci ha donato un patrimonio unico, legando artisti di diversi correnti a un proposito comune. Si potrebbe dire anche che fu un ottimo esperto di marketing del suo tempo.
I primi rapporti con gli artisti di questa collazione infatti risalgono al 1924, quando pubblicò un catalogo sui mattoni refrattari illustrato, dove comparvero già nomi importanti come De Carolis e Nizzoli e uguale nella campagna pubblicitaria promossa da lui stesso nel Corriere della Sera del 1948.

Consiglio assolutamente di visitare sia Palazzo Romagnoli che i Musei San Domenico a Forlì anche per ammirare la sede stessa, in un edificio storico restaurato.
Vengono fornite anche le audio guide ed il personale è ben disposto a illustrarvi il percorso espositivo.
Ingresso 5€ integrato con la pinacoteca antica sempre ai musei San Domenico.
Palazzo Romagnoli si trova in via Albicini, 2 a Forlì. Se seguite i cartelli marroni dei musei civici, nel centro storico, lo troverete senza problemi.

1 Comment
Carla modica
29 Marzo 2024 at 23:55Luogo meraviglioso. Le parole degli artisti a spiegazione delle loro opere sono preziose. Originale e imperdibile.